Commuove l’opera seconda di Uberto Pasolini.

Applausi, emozioni per Still Life di Uberto Pasolini e il regista, nato a Roma ma trapiantato in Inghilterra, nipote di Luchino Visconti, apprezzato produttore (Full Monty), si commuove alle lacrime. Il film, una rara coproduzione italo-inglese è oggi in concorso in Orizzonti ma sarebbe potuto stare bene anche in quello di Venezia 70. Protagonista un grande attore inglese Eddie Marsan nella parte di un becchino speciale: è un funzionario comunale il cui lavoro è rintracciare i parenti di persone morte senza nessuno, barboni, alcolisti, disadattati. Il film finisce dove era cominciato: con una tomba solitaria. “Ho rivisto tre volte Umberto D prima di girare – ammette Pasolini – quel film ha situazioni più drammatiche ma un’umanità italiana che evidentemente è nel mio sangue.Se pure sono i film di Yasujiro Ozu il mio riferimento nello stile e nel tono, una sensibilità contenuta, un film a sottrazione”.
La storia del film è stata suscitata da un articolo di giornale, “il lavoro del mio protagonista esiste ovunque nel mondo occidentale, era così lontano dalla mia vita che ho cominciato ad incuriosirmi sempre di più”. Tutto ruota intorno alla “solitudine” di questo personaggio che si trasforma in una sorta di auto-isolamento salvo poi diventare altro per l’incontro con Kelly. “La sua – dice il regista alla seconda opera dopo l’apprezzato Machan – è una vita piena ma noi come pubblico vogliamo che non resti così indifferente al prossimo. Lui ha attenzione per gli altri ma gli altri non ce l’hanno per lui”.


Still Life – Il Piccolo
11 settembre 2013

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