Rimettersi in gioco per inseguire un sogno.
Felice scolpisce. Lo vediamo all’opera armato di tutti gli strumenti che devono incidere il marmo per realizzare quel che ha in testa. Enrico invece guida la barca a vela, Gemma vince gare di sci e con loro altri raccontano le loro storie davanti allo sguardo di Silvio Soldini e di Giorgio Garini, registi del documentario Per altri occhi. Gli altri occhi sono quelli dei registi e i nostri, occhi che possono vedere perché tutti i protagonisti invece sono ciechi. Una disgrazia terribile. Certo, ma non è questo il punto, anzi la chiave è proprio opposta: raccontare la determinazione da parte di alcune persone che nonostante l’handicap ha deciso di prendere comunque in mano la propria vita e le proprie passioni per perseguirle che sia baseball, tiro con l’arco o fare fotografie, si, fotografie fatte da un cieco e sono pure prepotenti e significative, non come modo di dire, proprio come inquadrature.

Lui dice che sono le cose che fanno sentire la loro presenza e si impongono alla foto. Tutto è nato quando Silvio Soldini, acciaccato per un mal di schiena, è andato da un fisioterapista, cieco, è lì ha scoperto un intero mondo. Certo, nella vita normale molti di loro svolgono mansioni per così dire tradizionali per i ciechi, centralinisti, musicisti etc. ma è l’oltre, è il tempo libero, è la voglia di mettersi in gioco per perseguire un sogno che mai come in questo caso è a occhi aperti, spalancati su un mondo che non si vede ma dal quale sarebbe indegno sentirsi esclusi. C’è poi anche spazio per una notazione curiosa, gli scivoli agli incroci delle strade, ottimi per chi è in carrozzina o altro, ma pessimi e ingannatori per i ciechi che non sentendo il gradino si ritrovano in mezzo alla strada. Guarda un po’, chi ci aveva mai pensato?

Per altri occhi – Il Manifesto
24 ottobre 2013

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