Il regista: «Voglio raccontare l’umanità di quei lavoratori, la storia di un’era che non c’è più». Haber «Era gente che aveva il senso di attaccamento a una comunità».

Dove anni fa lavoravano decine di migliaia di dipendenti Fiat, nel cuore di Mirafiori, tra gli stabilimenti di Fiat En­gineering, il Centro Stile, Euphon, oggi completamente in disuso, con i vetri rotti, l’asfalto scoppiato, l’erba e gli alberi che si mangiano i muri, si gira, da una settimana, Mirafiori Lunapark, opera prima di Stefano Di Polito, figlio di uno di quegli operai che lì lavoravano e avevano vicino l’orto, con tre attori italiani tra i migliori, Alessandro Haber, Antonio Ca­tania e Giorgio Colangeli. Il set stesso trasuda la storia non solo della Fiat, ma di una città intera, di una storia «che non è solo torinese, ma italia­na, anzi mondiale perché è la storia di un’era, di un mondo operaio che non c’è più, ma che di cui ancora si sente l’odore», ha detto ieri Polito ai giornalisti.
«Un mondo di grande, straordinaria dignità e personalità – ha detto Haber, innamorato del progetto – perché quando pensiamo al mondo operaio pensiamo a gente che si alzava alle 4 del mattino, nella nebbia, e andava a lavorare alle presse, a faticare, a spaccarsi la schiena, ma non era solo questo. Quello era un mondo di gente che amava anche il suo lavoro e che aveva un senso del dovere e di attaccamento alla fabbrica e alla comunità che rappresentava, che oggi non c’è più».
La commedia di Polito, perché di commedia italiana si tratta, un po’ Ken Loach un po’ Monicelli, vuole proprio racconta­re questa umanità, «questa gente che io ho conosciuto da vicino perché erano mio padre e i suoi amici – ha detto il regista – gente solida, con un gran cuore, capace di sentimenti forti». Come quelli dei protagonisti, i tre pensionati Fiat Ha­ber (Franco, ex verniciatore, il più entu­ siasta circa il progetto del Lunapark), Ca­tania (Delfino, operaio sindacalista) e Colangeli, nel ruolo di Carlo. Tre colleghi, tre amici per la pelle, che una volta la­sciata la fabbrica, cercano di riempire il loro tempo, la loro anima svuotata, ma anche quei luoghi ora abbandonati, con un progetto che vuole guardare avanti, un parco giochi con giostre ed affini per i loro nipoti, che di Fiat, molto probabilmente, non ne sapranno più nulla.
«Per loro è un modo di sentirsi utili, forti, di rimettersi a fare qualcosa per sè e per la collettività – ha spiegato Calopre­sti, che di Fiat e fabbrica se ne intende (suo, tra l’altro, La fabbrica dei tedeschi del 2008 sull’incidente alla Tyseen Krupp) – quando Polito mi ha presenta­to il progetto  l’ho subito accolto, sono contento lo porti avanti uno come lui».

Mirafiori lunapark – La Sicilia
20 luglio 2013

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