Bruno Oliviero un debutto che assomiglia al Rubygate.

Il primo film del documentarista: un noir ambientato nei vizi di una Milano cupa, esangue “vampirizzata” dalla circolazione della droga e moralmente ferita dall’abbraccio della prostituzione da parte di ragazzine minorenni di estrazione borghese, prede di anziani riccastri milanesi. Il film presentato a Locarno in anteprima internazionale, ha per protagonista Adriano Monaco (Orlando), un commissario di polizia napoletano in servizio a Milano. L’uomo è vedovo e vive con la figlia minorenne. Mentre svolge le indagini per l’omicidio di un ricchissimo signore dell’alta società milanese, frequentatore di minorenni, la figlia viene fermata e condotta nella sua caserma perché in possesso di una pistola.
Come già sta accadendo ai margini del Festival, La variabile umana è destinato a far discutere più per gli evidenti riferimenti al “Rubygate” e allo scandalo con relativo processo delle cene boccaccesche dell’ex premier Berlusconi, che per i suoi pregi e difetti narrativi, o per l’alto livello espresso dagli interpreti (bravissimo Orlando ed eccellente la partecipazione di Sandra Ceccarelli nel ruolo della moglie dell’assassinato, una donna frustrata ma fiera che ricorda molto la Veronica Lario dell’appello-denuncia a proposito delle frequentazioni di ragazze minori da parte del marito).
“Ho scritto la sceneggiatura prima del Rubygate – ha precisato il regista – . E solo durante le riprese ho letto il libro di Colaprico, ma non l’ho utilizzato… In ogni caso non sono ossessionato da Berlusconi e non ho realizzato il mio film pensando a lui”. Oliviero ha aggiunto che: “La relazione tra sesso e potere è solamente esplosa con il caso delle Olgettine e delle cene di Arcore. Ma il fenomeno si è manifestato molto prima in tantissimi altri casi. La gioventù milanese ha mitizzato una nuova professione: come usare il proprio corpo per riuscire nella scalata sociale. E con questa corsa al degrado Milano, quella parte di Milano, si è trasformata nella Sodoma del nord, in contrapposizione alla Gomorra di Saviano”.
A sostegno della tesi di Oliviero, è intervenuto Silvio Orlando, anch’egli napoletano emigrato a Milano negli anni ’80, quando cominciò la sua carriera a Mediaset. “Ho vissuto per otto anni in quella che è stata definita “la Milano da bere” – ha commentato – . C’era in giro un’euforia un po’ ebete, una voglia di stare su di giri che per me, che venivo da una città problematica come Napoli, era inconcepibile. Tutto questo si è poi schiantato contro Tangentopoli. Il nostro film mostra una deriva di quegli anni. Certo, parlare della relazione tra sesso e potere è come la scoperta dell’acqua calda, è fare del facile moralismo. Però, è vero che c’è stato come una ministerializzazione del fenomeno, che ha funzionato da spinta per le minorenni più spregiudicate. La novità è che questa sorta di legittimazione delle scelte sbagliate ha investito anche i genitori.”

La Variabile umana – L’Unità
22 agosto 2013

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